La proposta educativa

L’ANIMA DI UN MOVIMENTO

Documento approvato alla 2° Assemblea Generale dell’Associazione

Il nostro essere associazione – movimento si sostanzia nei seguenti 5 punti:

- Dottrinale

I nostri obiettivi rientrano nella santa dottrina della Chiesa Cattolica, dottrina che è luce emanata dalla stessa adorabile persona di Nostro Signore Gesù Cristo.Noi vogliamo formare cristiani che, in quanto tali, abbiano animo e zelo missionario, in modo ovviamente adeguato all'età di ciascuno.

"La necessità che tutti i fedeli condividano tale responsabilità (missionaria) ... è un dovere -diritto fondato sulla dignità battesimale... Essi perciò sono tenuti all'obbligo generale ed hanno diritto di impegnarsi, sia come singoli, sia riuniti in associazioni, perché l'annuncio della salvezza sia riconosciuto ed accolto da ogni uomo...".

(Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio 71)

Tale chiamata pertanto non è riservata al clero o ai religiosi soltanto, poiché i laici "sono deputati dal Signore stesso all'apostolato" (Apostolicam Auctositatem 3).

Pertanto la dottrina a cui ci ispiriamo è quella derivante dal magistero, dalla morale e dalla tradizione della Chiesa cattolica, senza togliere uno iota o un apice in ossequio al comando di Nostro Signore. Riteniamo che tale impostazione apra orizzonti ampi quanto è vasta quella verità che "ci farà liberi" (Gv. 8,32).

Inoltre "l'evangelizzazione ... costituisce il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo" (R.M. 2).

 

- Liturgico

Siate ricolmi dello Spirito intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando ed inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore"(Ef. 5,19).

Uno dei motivi della nostra scelta "benedettina" è l'attenzione all'aspetto liturgico. La Liturgia serve ad "attuare l'opera della nostra redenzione" (Messale Romano), innalzando l'anima a Dio e mettendola in profonda comunione con Lui. Essa va pertanto ben curata, facendo attenzione ai segni, allo stile da tenere durante la preghiera (liturgica e non), alla scelta della musica che "sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica, sia dando alla preghiera un'espressione più soave e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggiore solennità i riti sacri" (Sacrosanctum Concilium 112).

Nessuno ritenga la liturgia un problema del prete... La formazione liturgica va curata "con zelo e con pazienza, come pure la partecipazione attiva dei fedeli, sia interna che esterna, secondo la loro età, condizione, genere di vita e cultura religiosa". Vanno inoltre curati "ministranti, lettori, commentatori e membri della scuola cantorum" ... (Sacrosanctum Concilium 19,29).

Essendo del resto lo scoutismo un metodo attivo, è logico che, giunti alla "fonte ed apice di tutta la vita cristiana", (Lumen gentium 11) ragazzi e ragazze non devono illanguidirsi in un torpore soporifero, ma assume un atteggiamento attivo e partecipe.

Pertanto in ogni attività, soprattutto in quelle associative, tali aspetti vanno proposti adeguatamente.

 

- Organizzativo

Anche in tale aspetto facciamo nostro l'insegnamento di B.P., teso a vedere nello scoutismo un "movimento". La nostra burocrazia è infatti ridotta al minimo e dal punto di vista programmatico ed esecutivo le scelte vanno operate al livello più basso possibile, fino alla squadriglia. Tale decentramento è necessario perché ogni azione sia sentita da tutti come propria, realizzando un'altra delle intuizioni fondamentali di B.P. Questo vale ovviamente circa il "come", il "quando" ed il "dove" realizzare le cose. Per quanto riguarda il "perché" vale quanto espresso al punto 1. Ma una valida formazione permanente serve anche ad omogeneizzare i Capi dell'Associazione, eliminare ogni individualismo e quindi a garantire unità di intenti e di linguaggio. Per questo essa figura fra i nostri obiettivi primari, secondo quanto stabilito dal regolamento associativo.

Il lavoro di équipe rimane il nostro modo preferito di operare, per ragioni di ordine educativo e psicologico. Ma questo non deve essere un alibi per fuggire alle proprie responsabilità, né un pretesto per disobbedire ai propri Capi. Infatti, se è vero che Dio ci ha resi tutti fratelli, è altrettanto vero che ci ha dotato di talenti e grazie diverse, e che ci chiama a funzioni diverse e complementari

 

- Metodologico

La nostra adesione al metodo elaborato da B.P. è totale, visto che "tale metodo è sempre attuale, perché basato su elementi di ordine naturale ed oggettivo dell'animo giovanile" (art. 3 Statuto).

Ed è veramente illuminante quanto scritto dall'allora Segretario di Stato Mons. Montini:

"Il S. Padre (Pio XII) nutre fiducia che lo scoutismo che ha per scopo di formare caratteri forti e cristiani, ad imitazione dei cavalieri del Medio Evo, educherà schiere di ragazzi e di giovani alla fedeltà verso Dio, al contatto della natura, in cui si manifestano la potenza e la bontà del Creatore, alla lealtà ed alla purezza, alla semplicità dei costumi. Abituando il giovane alla diretta responsabilità delle sue azioni, lo scoutismo si presenta come un metodo particolarmente adatto a formare genuine coscienze cristiane, facendole distinguere dalla mediocrità così diffusa nel nostro tempo, richiamando con la buona azione quotidiana, l'attenzione del giovane all'ideale di servire il prossimo, cura uno dei più gravi mali dell'epoca nostra che è l'egoismo; avvicina fra loro le classi più diverse, e, per la sua stessa organizzazione internazionale, pur non dimenticando il giusto amor di patria, promuove in tutti i popoli il mutuo rispetto ed il reciproco senso di fraternità che il ragazzo già sente vivo per natura, e che il cristianesimo eleva a virtù soprannaturale".L'elaborazione di B.P. è però insufficiente per un movimento che sviluppa sei branche diverse. La nostra impostazione metodologica viene pertanto integrata dalle esperienze che lo scoutismo cattolico ha sviluppato, soprattutto in Italia ed in Francia.Va inoltre approfondita la spiritualità ed il metodo di maestri come San Filippo Neri e come San Giovanni Bosco, con particolare riguardo al "sistema preventivo", "condensato della sua saggezza pedagogica e ... messaggio profetico, che egli ha lasciato ai suoi ed a tutta la Chiesa, ricevendo attenzione e riconoscimento da parte di numerosi educatori e studiosi di pedagogia" (Giovanni Paolo II, 31/1/1988).

 

- Tecnico

Una seria applicazione di tale aspetto è nella migliore tradizione scout. I ragazzi devono imparare a "far bene" le cose del gioco scout, per imparare a far bene le cose del "Grande Gioco" della vita. Il gusto della precisione, delle specialità, della lotta contro le difficoltà, di spingere al massimo la propria capacità ascetica, d'intelletto, di forza fisica ed abilità, di coraggio, d'amore per il prossimo fino al sacrificio: tutto questo è scoutismo. Noi non intendiamo fare uno scoutismo a metà. Vogliamo fare strada, servizi sociali impegnativi, tecniche affrontate seriamente, con competenza, uniformi in ordine, molta preghiera, liturgia affinata.

Vi è ovviamente una gradualità in questa proposta, i cui livelli vanno definiti a seconda della capacità del ragazzo e della competenza del capo. Il nostro fine è quello di formare uomini e donne dal carattere forte, che potranno rievangelizzare la cristianità, "passabili in un salotto ma indispensabili in un naufragio" (BP).

Circa la "rischiosità" delle nostre attività, B.P. scrive nel "Libro dei Capi": "io non approvo la tendenza di porre la sicurezza innanzitutto, al di sopra di qualunque cosa. Una certa misura di rischio è necessaria alla vita ed una certa misura di allenamento nell'affrontare i rischi è pure necessaria per prolungare questa vita: uno scout deve essere preparato ad affrontare difficoltà e pericoli nella vita". Quest'affermazione va letta insieme alla massima evangelica tanto cara al fondatore: "Estote Parati", valida in riferimento a qualunque aspetto della vita, spirituale o materiale che sia. Da tale equilibrio consegue un'ultima sintetica indicazione, tanto scout: non esistono difficoltà insormontabili, ma una preparazione e competenza più o meno adeguate nell'affrontarle.

 

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